Il Premio “Valeria Moriconi” – “Protagonista della scena” (terza edizione) sarà conferito a Emma Dante, artista siciliana tra le più autorevoli e poliedriche della drammaturgia contemporanea, alla presenza della vincitrice il 27 giugno 2020 al Teatro Pergolesi di Jesi. Proprio al Teatro Pergolesi, nel 1996, Emma Dante fu al fianco di Valeria Moriconi quale giovane attrice ne “La rosa tatuata” di Tennessee Williams.

Il Premio è stato istituito dalla Città di Jesi, Fondazione Pergolesi Spontini, Centro Valeria Moriconi e Amat (enti promotori) per conservare e continuare l’eredità artistica e culturale della grande attrice valorizzando il ruolo della donna sulla scena tra passato, presente e futuro. Collaborano e contribuiscono alla terza edizione le associazioni Club Nova Aesis, Lions Club di Jesi e Rotary Club di Jesi, il sostegno è del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Marche.

Il Premio “Valeria Moriconi” 2020 – “Protagonista della scena” verrà consegnato sabato 27 giugno alle ore 21 al Teatro Pergolesi al termine dello spettacolo “Acquasanta”, scritto e diretto da Emma Dante, un monologo interpretato da Carmine Maringola, produzione della Compagnia Sud Costa Occidentale. A seguire, conversazione fra Emma Dante e il direttore dell’Amat Gilberto Santini con la consegna del Premio Moriconi 2020.

Nelle precedenti due edizioni, il riconoscimento “Protagonista della scena” era stato assegnato a Isabelle Huppert (nel 2009) e a Monica Guerritore (nel 2011).

Nell’assegnare all’unanimità la terza edizione del Premio “Protagonista della scena” a Emma Dante, la Commissione composta dagli enti Promotori ne ha sottolineato «la vibrante personalità culturale ed artistica, la polivalenza e la poliedricità nella visione del suo lavoro, l’istinto teatrale, la forza narrativa, una personale reinvenzione dell’arte scenica sia nella prosa, in cui spesso ha creato una drammaturgia irriverente, coraggiosa, profonda, inconsueta, sia nella regia dell’opera lirica, con le sue perfette ed assolute interpretazioni narrative e musicali. Un’artista che colpisce al cuore lo spettatore, lo scuote e lo fa ragionare sull’essenza della quotidianità e del mondo, nel rapporto complesso del “pianeta donna” con gli spigoli dell’universo che lo circonda. Grande anche nella regia cinematografica e nella letteratura, fondatrice e direttrice della Compagnia SudCostaOccidentale e della Scuola di Mestieri dello Spettacolo, la Dante ci mostra una realtà umana senza filtri, in un vortice di luci, colori, ombre e figure dai mille volti.

Il debutto di giovane attrice l’ha vista accanto a Valeria Moriconi in “La rosa tatuata” di Tennessee Williams – una memorabile produzione del Teatro Stabile delle Marche in prova e in anteprima al Teatro Pergolesi nel 1996 – ed in Valeria aveva trovato una personalità forte, che voleva uscire dagli schemi della solita tradizione per cercare emozioni nuove con una differente cifra interpretativa. All’indomani della scomparsa della grande attrice jesina, quindici anni or sono, Emma Dante in un dialogo intimo con la sua “Cara Valeria”, scriveva: “… Ho avuto la fortuna di starti accanto. Ho studiato in quei due anni il modo sfottente e gagliardo con cui trattavi il mondo, la forza e la voce ostinata e ferma nel generare sempre un’emozione nuova…Non dimenticherò mai la tua arte, la tua avanguardia”. Così Emma ha colto una forte aspirazione di Valeria verso un rinnovamento espressivo da lei vissuto e sperimentato sul palcoscenico come tensione costante. È la testimonianza più eloquente delle profonde “affinità elettive” che legano le due grandi “Protagoniste della scena”».

Lo spettacolo “Acquasanta”, scritto e diretto da Emma Dante, monologo interpretato da Carmine Maringola, è il primo capitolo de «La trilogia degli occhiali», tre lavori indipendenti in cui l’emarginazione, l’alienazione, la povertà e la vecchiaia vengono viste attraverso le spesse lenti che i protagonisti portano. In “Acquasanta” parla – a prua di una nave immaginaria – il mozzo-marinaio ‘o Spicchiato’, soprannome che allude all’acqua del mare. Esperto nel manovrare gli ingranaggi che muovono la nave, ‘o Spicchiato si salva dalla finta burrasca che mette in scena per rievocare i ricordi della sua vita di mozzo. È imbarcato dall’età di 15 anni e da allora non scende dalla nave. Non crede alla terraferma, per lui è ‘n’illusione. Sopra la sua testa pende il tempo del ricordo: una trentina di contaminati ticchettìano inesorabili. Poi suonano e tutto tace. Il mare smette di respirare e ‘o Spicchiato rivive l’abbandono. Un giorno la nave salpa senza di lui, lasciandolo solo e povero sul molo di un paese straniero: la terraferma. Proprio lui che giù dalla nave si sente perso, che ha votato la sua vita alla navigazione, che giorno e notte ha bisogno di parlare con il suo unico grande amore: il mare. Le voci della ciurma, del capitano, gli rimbombano nella testa e ‘o Spicchiato, cantastorie, tira i fili dei suoi pupi. Ma a forza di aspettare, il mozzo, diventa di legno come polena di un vecchio galeone.

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