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Olympie2018-06-04T09:37:33+00:00

Olimpie
Tragédie-lyrique in tre atti di Joseph Marie Armand-Michel Dieulafoy e Charles Brifaut, da Voltaire
Musica di Gaspare Spontini 1774-1851
Prima rappresentazione: Parigi,  Théâtre de l’Académie Royale de Musique , 22 dicembre 1819
Seconda versione : Olimpia; Berlino Königliches Opernhaus, 14 maggio 1821
Seconda versione: revised by Ernst Theodor Amadeus Hoffmann
Terza Versione : Olimpie – 28 February 1826 – Parigi, Opéra
Edizione critica a cura di Federico Agostinelli 

Personaggi Vocalità
Cassandre Tenore
Antigone Basso
Statira Soprano Soprano
Olimpie Soprano
L’Hiérophante Basso
Arbate Mimo
Hermas Basso
un sacerdote Basso
due sacerdotesse Mimo 

Coro

L’opera conobbe una lunga gestazione: le sue origini risalgono al decennio che segue la trionfale rappresentazione di Fernand Cortez (1809), quando il compositore era occupato con diversi progetti, fra i quali giunse a realizzare una seconda versione di quell’opera e un allestimento delle Danaïdes di Salieri con balletto proprio. In quegli stessi anni si stava affacciando la prospettiva di un impiego presso la corte prussiana di Federico Guglielmo III, e il progetto di Olimpie, che apparve all’orizzonte già nel 1815, fu probabilmente collegato a quella prestigiosa eventualità. Dopo la ‘prima’ parigina, venne apprestata da E.T.A. Hoffmann per Berlino, dove ormai Spontini si era trasferito, una traduzione tedesca che capovolse il finale tragico dell’omonima tragedia volterriana del 1761, introducendo quel lieto fine che sarebbe stato conservato anche per la terza e ultima versione della partitura, cinque anni più tardi, per Parigi. Riportiamo la vicenda conformemente alla seconda versione.

Atto primo. Nel tempio di Efeso, durante l’invocazione rituale a Diana, lo ierofante annuncia imminente la riconciliazione dei re Cassandre e Antigone, coinvolti (sebbene Cassandre non direttamente) nell’uccisione di Alessandro Magno. Come pegno dell’alleanza, Antigone vorrebbe in moglie da Cassandre la schiava Aménais, innamorata corrisposta di Cassandre stesso. Antigone si è intanto accorto che Aménais è in realtà Olimpie, figlia creduta morta di Alessandro Magno. Statira, la vedova di Alessandro, nascosta sotto le finte spoglie della sacerdotessa Arzane, rifiuta l’incarico di benedire l’unione tra Aménais e Cassandre, poiché ritiene quest’ultimo l’assassino di suo marito. Antigone crede allora di aver trovato in lei una complice.

Atto secondo. Nel bosco sacro viene compiuto un sacrificio a Diana. Statira rivela la propria identità e quella della figlia Olimpie, mentre Cassandre si difende dalle accuse, rivendicando di aver salvato la vita a Olimpie. Statira ripudia i due amanti, sostenuta da Antigone, che ha radunato le sue truppe per combattere Cassandre.

Atto terzo. Olimpie è ancora innamorata di Cassandre, che compare nel tempio ma fugacemente, perché l’esercito dei suoi fedeli è pronto allo scontro con le truppe di Antigone. Nel conflitto quest’ultimo viene ferito mortalmente. Prima di spirare maledice la dea Diana e confessa la sua responsabilità nell’omicidio di Alessandro. Olimpie potrà dunque sposare Cassandre, vincitore innocente, con la benedizione della madre Statira.

Hoffmann (coinvolto nel progetto, ma anche fine interprete del romanticismo tedesco e della sua influenza sulla musica europea) vide in Olimpie una pietra miliare nel rinnovamento dell’opera tedesca – si prodigò in elogi entusiastici nel saggio che dedicò all’opera nel 1821 – mentre Spitta ne paragonò la grandiosità dell’impianto al Ring wagneriano. Sicuramente dovette impressionare l’apparato imponente dello spettacolo di Spontini, già reduce dal colossale Fernand Cortez. L’orchestra – che da sola vanta ben venti strumenti a fiato, oltre agli archi e alle percussioni – viene potenziata dalla presenza di un complesso di ottoni e percussioni dietro le quinte e di un altro sul palco, che al momento clou del terzo atto (la marcia trionfale) raggiunge l’impressionante numero di 38 strumenti, tra cui 24 trombe. L’impatto fonico di questa massa orchestrale, amplificato dalle potenzialità stereofoniche della sua disposizione, indica adeguatamente la grandiosità visiva dello spettacolo: nel citato secondo quadro del terzo atto la scena prevede che un arco trionfale e, sullo fondo, la flotta di Cassandre accolgano l’arrivo di un corteo, derivato anch’esso dai trionfi dell’antica Roma, completo di elefanti, ingigantendo quell’esito glorioso della vicenda che smentisce il finale della tragedia di Voltaire (che contemplava invece il suicidio di Statira e Olimpie, l’apparizione del fantasma di Alessandro e l’apoteosi dei tre congiunti). Spontini fonda la partitura sul modello della tragédie lyrique, proponendo scene molto articolate ma di struttura unitaria, in cui il personaggio si esprime nella sequenza aria-recitativo-arioso intercalato dall’intervento di altri personaggi (così, ad esempio, avviene a Statira all’inizio del secondo atto). A tal fine giovò senz’altro l’esperienza della Vestale, con la sua scansione essenziale degli atti in blocchi di notevoli dimensioni: il secondo atto di Olimpie si compone infatti del coro introduttivo (un coro religioso: come già nella Vestale, in quest’opera è frequente l’ambientazione sacrale), dell’intervento dei solisti e dell’imponente concertato finale con solisti e coro. Se l’opera fu molto popolare in Germania per tutto l’Ottocento (veniva ancora allestita nel 1879), la sua riscoperta novecentesca risale a un’edizione in lingua italiana del Maggio musicale fiorentino (1950) con Renata Tebaldi, sotto la direzione di Tullio Serafin.

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