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L’ora di ricevimento2017-01-30T14:36:25+00:00

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Fabrizio Bentivoglio in
L’ORA DI RICEVIMENTO
(banlieue)
di Stefano Massini
regia Michele Placido
e con la compagnia dei giovani del Teatro Stabile dell’Umbria Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Vittoria Corallo, Balkissa Maiga, Stefano Patti, Samuel Salamone, Giulia Zeetti, Marouane Zotti
scena Marco Rossi
costumi Andrea Cavalletto
musiche originali Luca D’Albertovoce cantante Federica Vincenti
luci Simone De Angelis
produzione Teatro Stabile dell’Umbria

Fabrizio Bentivoglio interpreta il cinico e disilluso professor Ardeche, insegnante di materie letterarie e così’ descrive il suo personaggio: “..un avamposto della nostra società civile che diventa, grazie anche alla maestria di Massini, una sorta di metafora di tutti noi, metafora di tutto l’Occidente europeo e di come siamo in fondo impreparati a ricevere tutti questi impulsi, tutte queste persone nuove che arrivano con le loro culture, con i loro piatti, con le loro musiche, con le loro credenze religiose. C’è la difficoltà di aprirsi a tutto questo, di cercare di capirlo veramente, di guardarlo e di vedere mentre lo si guarda”.
La vicenda è così riassunta dall’autore Stefano Massini: “La sua classe si trova nel cuore dell’esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa. La scolaresca che gli è stata affidata quest’anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze. Ardeche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l’intero anno scolastico della classe Sesta sezione C. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all’avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell’esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita.”
Nelle parole del regista Michele Placido “La straordinarietà del testo, al di là della bellezza della drammaturgia e della messinscena, sta nella capacità di Massini di parlare del contemporaneo. È un testo in cui si preannunciano tutte le problematiche che dovremo affrontare nei prossimi decenni. Massini mette in scena tutto ciò che noi viviamo in modo molto drammatico ma con una commedia. Non una commedia per ridere, ma per riflettere, con un momento finale che spiazza tutti”.  (testimonianze raccolte da Francesca Cecchini quartaparetepress.it)

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