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Vita e opere PDF Stampa E-mail

La vocazione per la musica
Il 14 novembre 1774, a Maiolati, uno dei "castelli" del contado jesino nella Marca di Ancona, nasceva Gaspare Luigi Pacifico Spontini, secondogenito di Giambattista e di Teresa Guadagnini. La sua famiglia, proveniente da Albacina nel territorio di Fabriano, in origine si chiamava Sponta, col significato di "spuntò il sol", come dimostra lo stemma di famiglia: in seguito prese il diminutivo di Spontino. Spinto dal padre ad abbracciare la vita religiosa, seguendo l'esempio degli altri fratelli, Gaspare Spontini, ancora fanciullo, fu mandato presso la chiesa di Santa Maria del Piano, a Jesi dallo zio paterno don Giuseppe Spontini. Dopo un breve periodo di studi curati personalmente dallo zio, fu ammesso nel seminario di Jesi, come ricorda la lapide posta nel 1850 all'interno dell'edificio. Insofferente agli studi ecclesiastici il giovane Spontini riuscì a frequentare lezioni di musica e a vincere l'opposizione del padre, che lo lasciò libero di completare l'educazione musicale nella città di Napoli.

La formazione napoletana
Nel gennaio 1793 Gaspare Spontini fu ammesso a frequentare uno dei quattro conservatori musicali allora operanti a Napoli, il Conservatorio della Pietà dei Turchini. A Napoli in quel periodo vivevano musicisti tra i più famosi come Paisiello e Cimarosa. Nel 1795 probabilmente insofferente all'insegnamento, decise di abbandonare Napoli per iniziare a girare in diverse sedi italiane: da Roma ancora a Napoli, da Palermo a Firenze e a Venezia. Il suo talento fu colto da un impresario romano, tal Sigismondi o Sismondi, che gli affidò l'incarico di comporre un'opera, Li puntigli delle donne, eseguita per la prima volta a Roma, nel Teatro della Pallacorda in Piazza Firenze nel Carnevale del 1796. Il libretto, forse di Francesco Cerlone, è incentrato su una tradizionale vicenda comica. La partitura autografa è conservata nella Biblioteca del Conservatorio di S. Pietro a Majella di Napoli. Il debutto risultò assai positivo: Spontini infatti rientrò nel Conservatorio napoletano, ottenne la stima di Cimarosa e di Piccinni e soprattutto conquistò nuove commissioni artistiche: L'eroismo ridicolo nel 1798 (Napoli, Teatro Nuovo, su libretto di Domenico Piccinni, fratello del più noto compositore Niccolò), rimaneggiata l'anno successivo come La finta filosofa.

Spontini alla corte di Napoleone
Giunto nel 1803 a Parigi, Gaspare Spontini riuscì in meno di quattro anni ad entrare dapprima nella corte del Conte di Rémusat, amico della futura imperatrice Giuseppina e di sua figlia Ortensia, entrambe appassionate di canto, in particolare di romanze, allora di gran moda a Parigi; di seguito nell'Académie Impériale de Musique (Grand Opéra de Paris), grazie all'appoggio dell'imperatore Bonaparte. Il 31 dicembre 1803 avviene il debutto al Theatre-Italien de Paris; l'11 febbraio 1804 va in scena nello stesso teatro, riscuotendo enorme successo, l'opera buffa La finta filosofa, già rappresentata a Napoli nel 1799. Il 12 maggio del 1804 Spontini esegue anche l'opera comique La petite maison, la cui partitura non è stata ritrovata ma di cui Berlioz parla in termini elogiativi; il 27 novembre dello stesso anno l'artista esegue il Milton nel Teatro Feydeau, con dedica all'imperatrice Giuseppina, un'opera ricca di evocazioni mozartiane, di giochi timbrici e di momenti liederistici, con la quale inaugura la collaborazione letteraria con Victor-Joseph-Etienne de Jouy. Grazie a queste affermazioni delle opéras comiques in lingua francese, Spontini riuscì ad accedere all'Académie Impériale de Musique: nel 1805 è nominato infatti compositeur particulier de la chambre de S.M l'imperatrice.

Il trionfo de La Vestale
Risalente al 1805, l'opera fu rappresentata a Parigi per la prima volta il 15 dicembre 1807 al Théatre de L'Académie Impériale de Musique alla presenza dell'Imperatrice Giuseppina. Giulia, la Vestale, fu interpretata dalla grande cantante Caroline Branchu, affiancata dall'autorevole Etienne Lainez nella parte di Licinio. Arricchita da eccezionali corpi di ballo e da strumentisti straordinari come il cornista Frédéric Duvernoy, cui Spontini aveva affidato "il solo" dell'aria di Giulia nel secondo atto, La Vestale ottenne un successo strepitoso e fu replicata ben duecento volte. Certe linee vocali, la fusione degli italianismi nella sensualità della lingua francese, la scenografia antica, ricca di templi, aquile imperiali, le iconografie dell'antica Roma costituivano infatti dei riferimenti storici e ideologici in cui Napoleone e la corte imperiale, si riconoscevano perfettamente. Il divorzio di Napoleone dalla moglie Giuseppina allontanò Spontini dalla sua protettrice ma non dall'Imperatore, che gli riservò sempre fiducia e protezione, come dimostrano i seguenti onori e cariche riservate al musicista marchigiano: nel 1809 gli viene commissionata, su suggerimento nel 1808 dello stesso Napoleone, un'opera di carattere storico-celebrativo, il Fernand Cortez; nel 1810 La Vestale ricevette il premio come migliore opera rappresentata nel decennio precedente; nello stesso anno Spontini venne nominato direttore d'orchestra del Théatre-Italien de Paris, carica che manterrà fino al 1812, e del Teatro dell'Imperatrice; nel 1813 venne anche nominato membro della giuria incaricata di esaminare i nuovi libretti presentati all'Opera.

Il Fernand Cortez
In seguito al trionfo che accolse La Vestale, a Gaspare Spontini viene commissionata un'opera di carattere storico-celebrativo, il Fernand Cortez, composta ancora da De Jouy. E' lo stesso Napoleone che nel 1808 suggerisce al musicista il soggetto della nuova opera che come la precedente, era in perfetta sintonia con la politica imperiale: si trattava infatti di un'opera intesa come efficace strumento politico per l'impresa dell'imperatore in Spagna, destinata ad esaltare il contrasto fra i sentimenti liberali e umanitari di Cortez e il fanatismo religioso dei messicani, stabilendo un'ideale relazione e trasposizione storica tra la conquista spagnola del Messico e l'occupazione napoleonica della Spagna. L'opera andò in scena il 28 novembre 1809: ricca e sfarzosa in costumi, scenografie e messa in scena (il preventivo di spese era stato calcolato sulla base di 180 mila franchi), designò il trionfo di Gaspare Spontini in Francia e costituisce per questo motivo l'opera chiave della musica francese dell'Impero. Fu eseguita nel Teatro dell'Accademia Imperiale della Musica alla presenza dell'imperatore e dei re di Sassonia e Westfalia: tra i cantanti figuravano anche alcuni interpreti de La Vestale, come la celebre soprano Branchu. L'opera aprì definitivamente la strada al passaggio dall'opera barocca di soggetto mitologico alla grand opéra del periodo romantico, di cui Gaspare Spontini è considerato uno dei più brillanti precursori: gli elementi eroici guerreschi proposti dal Cortez diventeranno infatti parte costitutiva del melodramma francese dell'800 nei venti anni successivi, come dimostrano i successi di Meyerbeer con gli Huguenots, di Auber con La muette de Portici e di Berlioz con Troyens. Nella redazione del libretto i compositori vollero rendere fede alla storia della conquista e alla rappresentazione dei costumi messicani, come condizione fondamentale e necessaria per passare dal campo della tragedia e del mito, tipici dell'opera settecentesca, a quello dell'epopea. Come La vestale, anche il Cortez rimase a lungo nel repertorio dell'Opéra. A Berlino fu rappresentato per la prima volta il 15 ottobre 1814 divenendo ben presto popolare; in Italia la prima esecuzione risale al febbraio 1820, presso il Teatro S. Carlo di Napoli, ma ebbe scarso successo. L'opera fu rimaneggiata da Spontini nel 1817.

Il matrimonio con Celeste Erard
Il 3 agosto 1811 Spontini, che allora aveva trentasette anni, sposa Maria Caterina Celeste Erard. Nata a Parigi il 10 luglio 1790, era figlia di Giovanni Battista e nipote di Sebastiano Erard, noti costruttori di arpe e pianoforti. Il matrimonio fu particolarmente gradito all'imperatrice Giuseppina, tanto è vero che l'atto notarile che regolava i rapporti economici tra i due sposi, fu firmato da "Joséphine ". Pur rimanendo nella sua ombra, Celeste ebbe un ruolo importante nella vita artistica del musicista, tanto che lui gli dedicò la sua più grande opera, Agnes von Hohenstaufen. I coniugi Spontini non ebbero figli, ma questo non incrinò mai i loro rapporti d'affetto e d'armonia; portò invece come conseguenza l'istituzione di molte opere benefiche a favore di Jesi e Maiolati. Alla morte di Spontini, Celeste continuò l'amministrazione delle Opere Pie, rivelando la sensibilità e l'amore che nutriva per il suo amato consorte e per il piccolo paese che accoglieva la sua tomba. Lei, che era abituata alla vita lussuosa e raffinata delle corti europee, ebbe sempre nel cuore il desiderio di vivere a Maiolati, in questo piccolo paese in mezzo alla gente umile, ma sincera. Questa frase testimonia questo sentimento: "L'immensa città di Londra è... meravigliosa... Ora se io n'avessi la scelta, prenderei più volentieri la mia casuccia di Majolati, che un palazzo in questa prima capitale del mondo ".

L'Olimpie
Dal 1815 Spontini aveva iniziato a lavorare sull'Olimpie, il cui libretto, tratto dalla tragedia di Voltaire, era stato redatto da Dielafoi e Brifaut. Il compositore era molto legato alla nuova opera: andata in scena il 22 dicembre 1819 al Teatro dell'Accademia Reale di Musica, protagonista ancora una volta la soprano Branchu, dopo poche recite l'opera fu sospesa a causa dell'assassinio del Duca du Berry (1820), nipote di Luigi XVIII. Spontini non si perse d'animo: approfittò dell'interruzione per revisionare l'opera e eliminare ciò che il pubblico aveva gradito di meno, ovvero la doppia catastrofe. L'Olimpie, con il lieto fine, fu dedicata a Federico Guglielmo III di Prussia e apparve nel maggio 1821 sulle scene di Berlino, dove Spontini si era trasferito, ottenendo un grande successo. L'Olimpie, terza delle opere eroiche spontiniane, è strutturata sul succedersi di imponenti scene-chiave con processioni, baccanali e battaglie, dove Spontini tratteggia musicalmente situazioni di estrema concentrazione emotiva e gestuale. Fin dall'ouverture iniziale, si avverte il senso di venustà, imponenza, cordialità e immediatezza espressiva, già notate nelle due precedenti eroiche ouvertures de La Vestale e del Cortez. Tra i personaggi, spicca il carattere di Statira, degna eroina di Alessandro Magno, forte come la Medea di Cherubini o l'Armida di Gluck. Altrettanto va sottolineato per Olimpia, figura leggiadra e trasparente, simbolo dell'amore.

Spontini a Berlino
Spontini prese in esame le offerte di Federico Guglielmo III di Prussia, che già nel 1814 aveva assistito all'Opéra alle rappresentazioni de La Vestale e del Cortez, e nel 1820 si reca presso la sua corte a Berlino. Qui l'Olimpie tradotta in tedesco da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, fu rappresentata nella definitiva veste di misto tra grand-opéra francese e di lirismo drammatico tedesco, che ne fa quell'opera di confine (Lorenzo Tozzi), troppo spesso dimenticata per la comprensione di tanta musica europea. Al maestro marchigiano fu affidato l'ufficio di primo maestro di cappella e la soprintendenza generale della musica col titolo di direttore generale della musica (General-Musik-Direktor) e col permesso di fregiarsi, fuori dalla Prussia del titolo di Soprintendente generale della musica del re. La prima nuova opera composta da Spontini a Berlino fu un Festpiel, Lalla Rookh (1821). L'anno successivo provvide al rifacimento di Lalla Rookh per creare il dramma lirico in due parti: Nurmahal oder das Rosenfest von Kaschmir. Spontini trascorse il resto dell'anno, il 1822, in congedo e nel mese di luglio giunse in Italia. Si recò nei luoghi della fanciullezza e in occasione del ritorno il Comune di Jesi decretò l'aggregazione del compositore al patriziato jesino. Di nuovo a corte, il musicista si mise all'opera per la creazione di una nuova grande opera richiesta dal sovrano: l'Alcidor, una Zauberoper gradita ai gusti della corte e dell'aristocrazia, strutturata in tre parti e rappresentata per la prima volta al Koniglisches Opernhaus di Berlino il 23 maggio 1825. Ambientata in un paese immaginario dell'Asia meridionale, Alcidor rappresenta la congiunzione tra l'opera di carattere esoterico-fiabesco sulla scia del Flauto magico mozartiano e immagini della cultura nordica.

Agnes von Hohenstaufen
Il 12 giugno 1829 su libretto di Ernst Raupach presso il Konigliches Theater di Berlino viene rappresentata l'Agnes von Hohenstaufen. L'Agnes, una vera e propria Grosse historisch-romantische Oper, riapparve poi definitiva il 6 dicembre 1837, sempre a Berlino, articolata in tre atti in seguito alla rielaborazione apportata dal barone Karl August von Lichtenstein, ottenendo un clamoroso successo. L'Agnes von Hohenstaufen, considerata dal musicista il suo capolavoro, offrì a Wagner un assoluto modello di riferimento per il Rienzi (terminata nel 1840), Tannhauser (prima versione detta "di Dresda" 1843-1845) e Lohengrin (1845-1848); l'opera spontiniana aprì inoltre la strada al melodramma italiano e europeo. Parte della critica ha infatti sottolineato come l'Agnes precorra l'aura dei maggiori drammi storici di Giuseppe Verdi come Don Carlo e Simon Boccanegra (Q. Principe).

Spontini e Wagner
Nel 1840 moriva Federico Guglielmo III, il principale sostegno a Berlino di Gaspare Spontini. Nel 1841, dopo continue dispute con il nuovo sovrintendente al Teatro von Redern, Gaspare Spontini fu addirittura accusato di lesa maestà e condannato, in luglio, a nove mesi di prigione. Nel 1842, rimosso dall'impiego, Federico Guglielmo IV gli assegna una pensione. Il musicista è costretto anche a subire l'umiliazione di vedere il suo incarico affidato all'acerrimo nemico Meyerbeer. In Germania, in questi anni di cocenti delusioni, sarà Dresda che gli tributerà un grande onore: La Vestale prodotta a Dresda nel 1844 viene infatti accolta in maniera entusiastica. In questa occasione avviene l'incontro e la collaborazione con Richard Wagner. Nello stesso anno Spontini è insignito del titolo papale di Sant'Andrea. "La fama così ampiamente estesa dei compositori d'opera italiani, come Cherubini e Spontini, non poteva nascere dall'operetta tedesca, essa doveva sorgere in Italia... da essa hanno appreso molto Auber, Boieldieu ed infine anch'io ... .." (Richard Wagner, Vita, Torino, 1953). Nel novembre 1844, dopo il trionfo de La Vestale a Copenaghen, Spontini era a Dresda dove, Wagner, Direttore del Teatro di Corte, era stato incaricato di preparare l'allestimento della grandiosa opera spontiniana. Richard Wagner rimase impressionato e folgorato dalla richiesta da parte di Gaspare Spontini di poter utilizzare non una bacchetta leggera, come avveniva di consueto, bensì nera, d'ebano, con terminazioni bianche: il musicista marchigiano inoltre si distinse agli occhi di Wagner per la forza con cui strinse la bacchetta a metà dell'impugnatura, e per la veemenza, degna di un maresciallo, con cui intese comandare più che dirigere l'orchestra. L'autobiografia di Richard Wagner è ricca di ricordi dedicati a Gaspare Spontini; ricordi eccezionali e illuminanti con cui il musicista tedesco riesce a penetrare e fissare per sempre la statura morale e musicale del maestro marchigiano. Wagner fotografa l'angoscia di Gaspare Spontini quando si rende conto di non poter più, dopo l'Agnese, cimentarsi con l'orchestrazione di un'altra opera che potesse superare il capolavoro da lui tanto amato e vive fino in fondo la constatazione dell'autore che dopo La Vestale non ci fosse stata opera di teatro che non avesse preso dalle sue partiture (una per tutte il Barbiere di Siviglia, che contiene sedici battute simili all'opera spontiniana). Altra pagina sorprendente è quella in cui emerge la convinzione di R. Wagner che senza la sesta eccedente de La vestale non esisterebbe affatto tutta la melodia moderna; o l'altra, che contiene l'amara affermazione di G. Spontini nei confronti di quella nazione, la Germania, più attenta a valorizzare F. J. Mendelssohn Bartholdy e F. Liszt alla corte del Re di Prussia a Berlino, che a diventare un luogo di rinnovamento della musica europea.

Gli ultimi anni
Nell'estate 1838 durante il lungo periodo di congedo concesso dal re di Prussia, Spontini si recò in Inghilterra dove fu accolto con grande onore a corte dalla Regina Vittoria, per la quale scrisse alcune cantate. Passò poi a Parigi e infine in Italia. Il 30 ottobre giunse a Jesi e vi sostò quaranta giorni dando avvio alla costituzione di un Monte di Pietà in favore dei poveri di Jesi e Maiolati con l'elargizione di trentamila franchi. Nei giorni di permanenza a Jesi Spontini ebbe dei colloqui con il Cardinale Ostini, arcivescovo di Jesi, a seguito dei quali il Porporato emanò l'Editto "contro l'abuso delle musiche teatrali introdotte nelle chiese " (27 novembre 1838). Spontini approfondì l'argomento fino a redigere un vasto e organico piano di riforma della musica da chiesa che culminò nel Rapporto intorno alla Riforma della musica sacra (1839). Gaspare Spontini teneva moltissimo a questa sua opera teorica e, instancabilmente, non mancò di promuoverla e di rammaricarsi quando Pio IX nel 1847 decise di incaricare altre persone per la riforma della profanata musica religiosa e di chiesa . Nel 1847 conclude la sua attività artistica con la direzione dell'Olimpie al Festival musicale del Basso Reno nella città di Colonia. Spontini, insieme alla sua consorte, giunse a Jesi nel 1850, accolto con onori e festeggiamenti di grande respiro; da Jesi si recò a Maiolati, per non lasciarla più. Il 24 gennaio del 1851, ormai anziano, per complicazioni polmonari, Gaspare Spontini moriva tra le braccia di Celeste Erard, all'età di 76 anni. Il suo corpo, vestito della divisa invernale di Accademico di Francia, fu deposto nella chiesa di Santo Stefano di Maiolati, in attesa di essere traslato nel sepolcro voluto dal Maestro, nella Chiesa di S. Giovanni. 

Casa-Museo "Gaspare Spontini"

 
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