L’Olimpie

Dal 1815 Spontini aveva iniziato a lavorare sull’Olimpie, il cui libretto, tratto dalla tragedia di Voltaire, era stato redatto da Dielafoi e Brifaut. Il compositore era molto legato alla nuova opera: andata in scena il 22 dicembre 1819 al Teatro dell’Accademia Reale di Musica, protagonista ancora una volta la soprano Branchu, dopo poche recite l’opera fu sospesa a causa dell’assassinio del Duca du Berry (1820), nipote di Luigi XVIII. Spontini non si perse d’animo: approfittò dell’interruzione per revisionare l’opera e eliminare ciò che il pubblico aveva gradito di meno, ovvero la doppia catastrofe. L’Olimpie, con il lieto fine, fu dedicata a Federico Guglielmo III di Prussia e apparve nel maggio 1821 sulle scene di Berlino, dove Spontini si era trasferito, ottenendo un grande successo. L’Olimpie, terza delle opere eroiche spontiniane, è strutturata sul succedersi di imponenti scene-chiave con processioni, baccanali e battaglie, dove Spontini tratteggia musicalmente situazioni di estrema concentrazione emotiva e gestuale. Fin dall’ouverture iniziale, si avverte il senso di venustà, imponenza, cordialità e immediatezza espressiva, già notate nelle due precedenti eroiche ouvertures de La Vestale e del Cortez. Tra i personaggi, spicca il carattere di Statira, degna eroina di Alessandro Magno, forte come la Medea di Cherubini o l’Armida di Gluck. Altrettanto va sottolineato per Olimpia, figura leggiadra e trasparente, simbolo dell’amore.

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